Viaggio nel mondo della scienza

Giancarlo Accattatis

Anticorpi monoclonali (MABS)

 

Gli anticorpi, chiamati anche immunoglobuline, sono glicoproteine prodotte dai linfociti B, che hanno la capacità di riconoscere uno specifico antigene, ad esempio una proteina di un batterio o di un virus, oppure presente su una cellula tumorale e legarsi ad essa in modo da favorirne la distruzione e l’eliminazione dall’organismo. Un microrganismo, un virus, una cellula possono essere definiti come dei complessi antigenici. La produzione di anticorpi contro la singola cellula o un virus può quindi avvenire nei confronti di numerosi bersagli. Sapere quali sono i numerosi e diversi antigeni presenti sulla superficie di ogni cellula può consentire di sviluppare specifici anticorpi monoclonali, ovvero anticorpi prodotti in laboratorio in modo che leghino in maniera selettiva un singolo antigene. Sono detti “monoclonali” perché sono prodotti a partire da un solo clone di Linfociti B. La produzione di anticorpi monoclonali inizia con l’inoculo dell’antigene specifico in un topo. Vengono quindi prelevati gli splenociti del topo, che, in vitro, vengono fusi con cellule di mieloma. Questa fusione avviene in campo elettrico in presenza di polietilenglicole. La cellula derivante prende il nome di ibridoma, cellula capace di riprodursi all’infinito e in grado di produrre anticorpi con alta specificità e alta sensibilità. La selezione degli ibridomi avviene su un terreno di crescita specifico (HAT medium). L’HAT medium fa sì che solo le cellule in cui è avvenuta la fusione sopravvivano: il risultato è la selezione di cloni cellulari immortalizzati che producono costantemente anticorpo diretto contro l’antigene di interesse. L'Ipoxantina consente la produzione della Guanina solo da parte dei linfociti B, ma non delle cellule di mieloma che muoiono. L’ibridoma può essere coltivato in vitro, oppure reimpiantato in un topo per la produzione di MABS (anticorpi monoclonali). Gli anticorpi monoclonali sono una classe di farmaci biotecnologici innovativi, che hanno rivoluzionato, da alcuni anni, il trattamento di diverse malattie, offrendo nuove opzioni terapeutiche con elevata specificità e potenziali benefici significativi. Essi trovano applicazione in moltissimi campi: dalla diagnostica, alla ricerca clinica, alla terapia contro virus, contro malattie autoimmuni e nella terapia antitumorale a bersaglio molecolare. Oggi sono utilizzati comunemente, da soli in alcuni casi oppure in combinazione con altri agenti antitumorali come i chemioterapici. Sono anche alla base di recenti immunoterapie dirette contro i cosiddetti checkpoint immunitari, molecole che, se inibite, possono permettere al sistema immunitario di attaccare con maggiore efficacia il cancro. La Commissione europea, su parere dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), ha autorizzato i seguenti medicinali contenenti anticorpi monoclonali, da soli o in associazione, contro la proteina spike del virus SARS-CoV-2: associazione casirivimab-imdevimab denominata Ronapreve, regdanvimab denominato Regkirona, sotrovimab denominato Xevudy per il trattamento e la prevenzione di COVID-19. Gli anticorpi monoclonali sono una nuova classe di farmaci che possono abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, in particolare il colesterolo LDL. Questi farmaci agiscono inibendo l'azione della proteina PCSK9, che a sua volta regola la quantità di recettori per il colesterolo LDL presenti nelle cellule del fegato.  Negli Stati Uniti sono già due gli anticorpi monoclonali approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) contro la malattia di Alzheimer e ora i farmaci di questa categoria stanno finalmente sbarcando in Europa. Lo scorso mese di novembre, infatti, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha espresso un parere positivo sull’immissione in commercio di lecanemab, un anticorpo monoclonale diretto contro la proteina amiloide e impiegato nel trattamento della malattia di Alzheimer nella fase precoce, caratterizzata da compromissione cognitiva lieve e demenza lieve. Gli anticorpi monoclonali sono utilizzati nel trattamento della sclerosi multipla (SM), una malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale. Questi farmaci agiscono modulando o sopprimendo la risposta immunitaria, che è iperattiva nella SM. Gli anticorpi monoclonali mirano a specifici componenti del sistema immunitario, come i linfociti, che giocano un ruolo chiave nell'infiammazione e nel danno alla mielina nel cervello e nel midollo spinale e riducono l'infiammazione e il danno ai tessuti.  I test di gravidanza, sia quelli rapidi che quelli di laboratorio, utilizzano anticorpi monoclonali per rilevare la gonadotropina corionica umana nelle urine o nel siero. Questo ormone, prodotto durante la gravidanza, è il marcatore specifico che indica la presenza di un embrione in via di sviluppo.